sabato 26 gennaio 2013

Let it snow, let it snow, let it s...NO!


Se la mancata neve ha deluso le aspettative dei romani, che la aspettavano nella nottata tra giovedì 17 e venerdì 18 gennaio, altre famose capitali europee sono state più fortunate.
Nonostante le lamentele di molti perché, si sa, la neve causa anche parecchi disagi, è inutile dire che provoca davvero tanta allegria e tanto stupore, specialmente in città nelle quali rappresenta veri e propri eventi saltuari.

Come forse già avrete letto qui (about) nutro un amore sconfinato per la capitale inglese, Londra, che proprio questa mattina si è svegliata sotto un soffice manto bianco. La neve, che la rende ancora più magica e affascinante, ha, però, causato non pochi problemi: molti viaggi aerei, ad esempio, sono stati spostati a causa del maltempo.
Ancor peggio è successo in Francia dove, nonostante la neve su Parigi l’abbia resa ancor più romantica, per il freddo sono morte ben cinque persone.

Io ho avuto la fortuna di visitare sia Londra che Parigi e vederle innevate mi ha fatto ripensare allo scorso Febbraio quando anche Roma si camminava per le strade con i doposci e le giacche pesanti. Ogni giorno, guardando fuori dalla finestra, il cielo prende i colori di quei giorni e sembra che debba lasciar cadere fiocchi soffici, ma poi non succede nulla.
E nonostante non sia nevicato prima di Natale e un famoso dica ‘se nevica prima di Natale per sette volte ha da rifare’, i romani in qualche spruzzata dal cielo ci sperano ancora.

Vi lascio qualche foto di della neve a Roma lo scorso anno e quella caduta a Londra e a Prigi nei giorni scorsi.
























  
Beatrice

martedì 22 gennaio 2013

La biblioteca della gente.


Il mondo è bello perché è vario. Come una biblioteca: da una parte le storie d’amore, dall’altra i romanzi d’avventura, fino ad arrivare a fantasy e gialli.
Penso anche che ogni persona sia come un libro. Nasce bianco, si forma e cresce e accumula tante esperienze, modellate in tante letterine e divide la sua vita in svariati capitoli differenti fra loro.
Penso che le pagine rappresentino i giorni e, perché no, il titolo sia semplicemente il nostro nome.
Anche noi, come i libri, abbiamo una copertina che tutti possono vedere, ma solo chi legge dentro di noi impara a conoscerci.
Penso che gli altri libri siano quelle persone che ci sono quasi da sempre o che, comunque, anche se giunti da poco, non se ne andranno mai. Rimarranno con noi tra gli scaffali anche quando saranno impolverati o quando il bibliotecario, tentando di afferrarci ci farà cadere sul pavimento gelido e lucido dell’edificio.
Penso, invece, che le altre persone, quelle che ci incontrano, che ci parlano, quelle che però siamo destinate a lasciare, siano in realtà, i clienti della biblioteca. Ci prendono, ci conoscono e magari ci piacciono anche, ma non sono libri e, finito il periodo di custodia, ci riportano fra gli scaffali e la gente di sempre. Ognuno di questi clienti lascia sempre qualcosa in noi. C’è chi si dimentica un segnalibro o chi lascia un’orecchia nell’angolo della pagina, chi sottolinea qualcosa o chi fa dei segnetti a matita su di noi, altri ancora sbatacchiandoci ci rompono un po’, staccandoci la copertina o strappando pagine: l’importante è sapere che se verremo danneggiati, ci penserà il bibliotecario a rimetterci in sesto.
Penso, però, che anche noi lasciamo qualcosa agli altri, nelle frasi belle che leggono e che poi si appuntano su un foglietto, su un diario o che fanno diventare ‘link’ su Facebook.
Per questo amo i libri: non solo perché mi lasciano un qualcosa dentro che non si spegnerà mai, perché sono i miei amici anche quando tutto va male o perché mi permettono di immedesimarmi in altra gente o cambiare vita, ma perché penso che siano come noi.
A volte, però, penso anche che penso troppo.

Beatrice


  

domenica 20 gennaio 2013

Il Paese delle Meraviglie...o forse no.


“Quando diventerò assistente sociale voglio provare a far capire ai ragazzi che cominciare a prendere la droga non vale la merda che ne segue. Sicuro, è magnifico e divertente fare dei viaggi, non potrò mai negare che sia così. È eccitante, colorato e miracoloso, ma non ne vale la pena. Non ne vale semplicemente la pena! Ogni giorno per il resto della mia vita, avrò paura di ricascarci e di diventare qualcosa che semplicemente non voglio essere! Dovrò combatterlo ogni giorno per il resto della mia vita e spero che Dio mi aiuti.”
Alice: i giorni della droga, Feltrinelli

Sono anche io nell’età dell’adolescenza e troppo spesso sento parlare di droga come se non fosse niente di così preoccupante.
Tutti si ‘fanno’ quando escono con gli amici. Sì, perché la parola ‘droga’ o il verbo ‘drogarsi’ non viene utilizzato quasi mai. Si fanno, fanno un tiro, fanno i viaggi... forse è per alleggerire la pillola, ma la sostanza non cambia.

Ho da poco letto il libro ‘Alice: i giorni della droga’ edito da Feltrinelli, un racconto piuttosto duro in cui, sottoforma di diario, viene descritta l’esperienza con la droga della protagonista, che va ben oltre ‘un po’ di roba’.

Molti ‘si fanno’ per provare sensazioni nuove e mozzafiato, per sentirsi liberi e in pace con il mondo o per emulare cantanti o amici.
In Italia, inoltre, si aggiunge l’ebbrezza del pericolo, poiché, con il vecchio governo, è stata accettata la legge Fini/Giovanardi in cui è espressa l’equiparazione  tra droghe "leggere" e droghe "pesanti", sotto l'aspetto della pericolosità e delle sanzioni. Allo stesso modo, vi è l’equiparazione tra spacciatore e consumatore che possono essere perseguiti con le stesse modalità, rischiando da uno a venti anni.
Il nuovo governo, il ministro Ferrero in primis, crede che questa legge debba essere cambiata, affermando che: "Uno spinello fa meno male di mezzo litro di vino e il consumo di droghe leggere dovrebbe essere depenalizzato, mentre la legge voluta dal centrodestra non fa distinzione tra sostanze leggere e pesanti, né' tra spacciatori e consumatori".
Nell’Unione Europea, troviamo molteplici soluzioni al problema della droga.
Nei Paesi Bassi il commercio è consentito per le droghe leggere tanto che nei coffee shop è  possibile acquistare fino a 5 grammi pro capite di marijuana o hashish; le droghe pesanti sono fortemente bandite da questo contesto. 

Anche nel Regno Unito vi è una vera e propria classificazione di pericolosità delle sostanze. Le classi vanno dalla A, quella delle più pericolose, alla C. A mano che si scende di pericolosità anche le pene calano. Inoltre, vi sono altre droghe non classificate.
A questo proposito vi consiglierei di ascoltare ‘The A team’ di Ed Sheeran, un cantautore britannico.


Le droghe, tutti i tipi di droghe (non solo eroina, cocaina, hashish ma anche alcol, marijuana, ecstasy troppo spesso sottovalutate nei loro effetti) in sostanza, sono un veleno, un veleno per il corpo e per la mente. L'effetto dei diversi tipi di droga varia e dipende anche dalle quantità assunte. Qualsiasi droga assunta in minime dosi funziona come stimolante, una quantità maggiore agisce come sedativo e una quantità più grande agisce esattamente come un veleno e può causare la morte della persona.





Beatrice

mercoledì 16 gennaio 2013

GAY is OK

Caro amico omosessuale, 
tu sei diverso.
Ma da chi? Da che cosa?
Perché?
Ti svegli tutte le mattine con i capelli arruffati e con il solito “vaffanculo” pronto perché sai che un’altra incredibile giornata piena di sforzi fisici e psicologici sta per iniziare., proprio come me.
Metti su il caffè e quando l’aroma intenso giunge nel tuo naso provi una fitta di gioia che ti fa ricordare che la vita può anche essere bella per le persone che la sanno vivere. Proprio come capita a me.
Ti lavi, ti vesti, ti copri come ‘un fegatello’, come dice mia madre, per scampare al freddo dell’inverno rigido. Corri alla fermata dell’autobus, sali, ti fai spazio tra la calca, timbri il biglietto e guardi dal finestrino la pioggia che scroscia dal cielo.
La stessa pioggia che sto guardando io da un altro autobus qualunque. Alcuni ti guardano e ti chiedi se per caso hai in fronte la scritta ‘io sono gay’.
Dopo il lavoro, o dopo scuola, torni a casa tua, ti guardi allo specchio e ti odi perché ti senti dentro un corpo non tuo, non ti senti a tuo agio dentro di esso: sei nato donna in un corpo da uomo.
Ecco. Questo a me non succede. 
Ah ah, lo dicevo che eri diverso!
A pensarci bene, però, anche io odio il mio corpo. Non mi sento a mio agio qua dentro: c’è sempre qualcosa che vorrei togliere o aggiungere o cambiare.
Quando esco di casa la gente mi guarda e io mi sento come se sulla mia fronte ci fosse scritto “grassa”, “balena” o “depressa”. O quel che è. Anche io ho paura del giudizio della gente e cerco di non aprirmi troppo con gli altri perché ho paura di essere inadatta.
Arrivata la sera, poi, ti addormenti pensando al ragazzo di cui sei innamorato. Vedi la tua immagine riflessa nei suoi occhi brillanti, i suoi sorrisi calorosi, il modo in cui ti guarda e le sue risate bizzarre, proprio come capita a me e come me anche tu daresti la vita per vederlo felice.

Caro amico omosessuale,
adesso ho capito. Anche se siamo innamorati entrambi di un ragazzo, il nostro cuore batte allo stesso modo. Anche il tuo è amore.

Un’eterosessuale nata con pregiudizi e vissuta in difesa dei tuoi diritti



E con questo vi invito a twittare #legalizegay , ricordandovi che la parola ‘GAY’ è l'abbreviazione di "Good As You" cioè "buono/valido quanto te" non "diverso".
  
Beatrice


lunedì 14 gennaio 2013

Tu, l'amore e loro.


Da circa due settimane stiamo vivendo nel 2013 e tutti, chi più chi meno, stiamo cercando di seguire i ‘buoni propositi dell’anno nuovo’ che ci eravamo prefissati.
Nella lista troviamo desideri e intenzioni comuni un po’ a tutti come trovare l’amore, dimagrire o semplicemente arrivare nel 2014 ‘sani e salvi’.
Ma perché i propositi più ‘gettonati’ sono quelli che riguardano un cambiamento d’aspetto?
Sono così importanti l’aspetto fisico in amore e il giudizio degli altri?
In questi giorni, incuriosita, sono, dunque, andata a chiedere un parere a diverse persone, attuando, diciamo così, una specie di sondaggio tramite ask.
Molti affermano che, personalmente, non tengono troppo di conto l’aspetto esteriore in amore, perché, come cita una ragazza nel suo dialetto, una persona può essere ‘bell ma nun abball’. 
Altri credono che, come si suol dire, anche l’occhio voglia la sua parte e che ormai, in una società come quella attuale, solo se si è belli si può aspirare a relazionarsi con gli altri. Alcuni affermano che l’aspetto fisico è molto importante per un discorso di ‘attrazione reciproca’ poiché essere innamorati del carattere di una persona lo porta ad essere nostro amico, ma nulla di più.
Per quanto riguarda il ‘peso’ di un giudizio espresso da un altro nei propri confronti, la risposta accomuna tutti.
A parte poche eccezioni, infatti, mi è stato risposto che il giudizio degli altri influisce molto sull’umore e, soprattutto, sulla sicurezza di una persona, in quanto sembra diventare un ulteriore certezza dei difetti che già in precedenza si pensava di avere. Spesso, però,  per sembrare meno fragili, neghiamo che esso possa ripercuotersi su di noi e ferirci.

Una addirittura ricorda le conseguenze più spiacevoli del giudizio altrui che  “spesso porta la gente sensibile ad emarginarsi o sfogare la propria tristezza in autolesionismo, bulimia, anoressia”.
Un’altra ancora dice che alcune persone, come lei “per l'insicurezza, per la paura, camminano a testa bassa, e si lasciano condizionare. Perchè se le persone ti dicono 'fai schifo'; 'sei brutta' e molti altri insulti, (che alla fine, non sono nemmeno veri e propri giudizi 'utili'), finisci col crederci, e beh, fa davvero male.”
Inoltre alcuni affermano di essere quasi del tutto ‘ossessionati’ dal giudizio delle persone perché ogni volta che escono di casa per andare a scuola o divertirsi con gli amici hanno paura di essere giudicati ed ‘etichettati’ per un vestito o un atteggiamento e ciò può devastare la psicologia, il carattere e la sicurezza di una persona. Altri affermano che, così come quando il giudizio è negativo può portare a una depressione, più o meno ‘seria’, se è positivo rende la persona interessata euforica e, talvolta, troppo piena di sé.

E voi cosa ne pensate? Viviamo in una società in cui, come canta Fabrizio Moro, ‘se non sei bello come Costantino alla Tv, le buone prospettive,non ci sono più...’, ma credo sia giunta l’ora di cambiare.



Beatrice

sabato 12 gennaio 2013



Grillo e i soldati blu


Domenica, 18 Novembre 2012 


Come ho accennato nell’ultimo articolo, prima di andare via, passando per piazza Venezia, non ho potuto fare a meno di notare le numerose camionette della polizia e i vari poliziotti armati di manganelli che si guardavano intorno con occhio attento e aggressivo. 
Ma chi sono loro? Perché sono contro la gente che manifesta, anche pacificamente? Per quale motivo non capiscono che dovremmo manifestare insieme in pace, dato che anche loro vivono in questo Paese e sono soggetti alle stesse leggi e alle stesse condizioni che vengono imposte a noi altri cittadini?
Sembra che questi uomini, lottatori per esaltazione e distruttori di speranze per mestiere, siano stati allevati per andare contro ai propri simili, senza alcun motivo e alcuna ragione.
Vi ripropongo, di seguito, il contenuto di un articolo pubblicato nel blog di Beppe Grillo.


Polizia, chi stai difendendo? Chi è colui che colpisci a terra? Un ragazzo, uno studente, un operaio? E' quello il tuo compito? Ne sei certo? Non ti ho mai visto colpire un politico corrotto, un mafioso, un colluso con la stessa violenza. Ti ho visto invece scortare al supermercato una senatrice o sfrecciare in moto affiancato ad auto blu nel traffico, a protezione di condannati in giacca e cravatta, di cosiddetti onorevoli, dei responsabili dello sfascio sociale che invece di occuparsi dello Stato si trastullano con la nuova legge elettorale per salvarsi il culo e passano le serate nei talk show. Di improbabili leader a cui non affideresti neppure la gestione di un condominio che partecipano a grotteschi confronti televisivi per le primarie. Loro "non tengono" vergogna, tu forse sì. Lo spero. Soldato blu, tu hai il dovere di proteggere i cittadini, non il Potere. Non puoi farlo a qualunque costo, non scagliando il manganello sulla testa di un ragazzino o di un padre di famiglia. Non con fumogeni ad altezza d'uomo. Chi ti paga è colui che protesta, e paga anche coloro che ti ordinano di caricarlo. Paga per tutti, animale da macello che nessuno considera e la cui protesta, ultimo atto di disobbedienza civile, scatena una repressione esagerata. Soldato blu, ci hanno messi uno contro l'altro, non lo capisci? I nostri ragazzi non hanno più alcuna speranza, dovranno emigrare o fare i polli di allevamento in un call center. Tu che hai spesso la loro età e difendi la tua posizione sotto pagata dovresti saperlo. E' una guerra, non ancora dichiarata, tra le giovani generazioni, una in divisa e una in maglietta, mentre i responsabili stanno a guardare sorseggiando il tè, carichi di mega pensioni, prebende, gettoni di presenza, benefit. Soldato blu non ti senti preso per i fondelli a difendere l'indifendibile, a non schierarti con i cittadini? Togliti il casco e abbraccia chi protesta, cammina al suo fianco. E' un italiano, un'italiana come te, è tuo fratello. è tua sorella, qualche volta, come ieri per gli operai del Sulcis, un padre che ha sputato sangue per farti studiare. Sarà un atto rivoluzionario.

 Il link del blog è http://www.beppegrillo.it/ , quello dell’articolo è  http://www.beppegrillo.it/2012/11/soldato_blu.html


Bi

Adesso sono un toro, io, che sta vedendo rosso...e manifesto!


 Venerdì, 16 Novembre 2012

(Frase tratta dalla canzone ‘Manifesto’ di Daniele Silvestri)

Avrete sentito tutti parlare delle manifestazioni avvenute due giorni fa. Proprio il 14 Novembre, nella giornata che è stata ribattezzata “Eurostrike”, si sono susseguiti cortei e manifestazioni in tutta Europa, così come in tutta Italia. Non poteva mancare all’appello Roma, dove, come abbiamo sentito in numerosi telegiornali, c’è stata una vera e propria guerriglia che è in pochi attimi è diventata la protagonista della giornata.
Non oso mettere in dubbio i numerosi scontri avvenuti tra studenti e polizia, ma ci tengo a specificare che questi hanno avuto luogo solo verso il primo pomeriggio, dopo un’intera mattinata di cortei pacifici.




Io ero lì, a manifestare con la mia scuola contro il ddl aprea, non per perdere un giorno di scuola inutilmente, come molti pensano in occasioni del genere, ma perché credo che questa legge possa nuocere gravemente alla scuola che, a mio avviso, rappresenta l’istituzione statale più importante perché è il primo nucleo sociale nel quale ognuno di noi impara a rapportarsi con gli altri al di fuori della famiglia.
Dopo aver velocemente affrontato delle questioni interne alla scuola, dalla sede centrale ci siamo diretti, con la metropolitana, a Piramide, da dove sarebbe iniziato il corteo degli studenti. Un altro, con cui poi ci saremmo uniti e che era formato anche dai docenti, sarebbe invece partito da Piazza della Repubblica.
Usciti dalla stazione metropolitana ciò che abbiamo visto mi è sembrato a dir poco stupefacente, anche perché era la prima volta che scendevo in piazza a manifestare. Essere lì non è la stessa cosa che seguire questi eventi alla televisione. Dal vivo è tutto così reale e si è sicuri dei propri occhi mentre, invece, l’obiettivo di una telecamera o le parole ben articolate di un giornalista fanno cadere nella finzione.

Nonostante inizialmente andassimo molto lentamente, per non correre il rischio di mescolarci con altre scuole, abbiamo subito iniziato a farci sentire con cori e a mostrare striscioni. Da Piramide abbiamo proseguito verso il Colosseo passando per Via dei Fori Imperiali, continuando ad intonare cori, alternando alla lunga camminata delle veloci corse _ecco, queste, non essendo una tipa sportiva, le sconsiglio vivamente_ e attirando l’attenzione di tutta quella gente che, per impossibilità o scelta, non era potuta scendere in piazza con noi. Giunti nei pressi del Colosseo ci siamo uniti con il corteo dei lavoratori, nel quale erano presenti anche alcuni docenti della mia scuola. Questo credo sia stato il momento più bello, del quale però nessun telegiornale accenna: gli studenti con i professori e gli altri lavoratori erano insieme, a manifestare, per delle idee comuni. Questo è stato il punto di incontro fra le reminiscenze di un periodo più luminoso ormai passato, un presente incerto e di un futuro sempre più buio. Mi sono sentita parte di un qualcosa che, a mio avviso, era più di una semplice manifestazione.
Essendo rimasti fermi per un bel po’ di tempo davanti al Colosseo e per paura di essere ostacolati dal previsto sciopero degli autobus, un gruppo di persone della mia scuola ed io abbiamo preferito andarcene.
Abbiamo, dunque, proseguito per piazza Venezia, cioè fino a dove si susseguivano le più svariate tipologie di cortei, che era circondata da camionette e poliziotti armati di manganelli.
Siamo arrivati in Via del Corso da dove, guardando verso l’Altare della Patria, potevamo riuscire a intravedere solo nuvole di fumo: ci siamo defilati giusto un attimo prima che iniziassero gli scontri.

Ma chi è che ha organizzato questi scontri? Come mai la polizia era già ‘ai posti di combattimento’ anche quando la manifestazione non dava ancora segni di violenza? E perché, solo in seguito, sono stati attestati i lanci di bombe carta verso gli studenti dal Ministero?
Ci vogliono tappare le bocche e tarpare le ali, ma noi ci faremo sentire.



 © Le foto sono state scattate da me e da alcune mie amiche


Bi 

Come è successo


Sabato, 10 Novembre 2012 

Salve, sono la blogger e do a tutti voi un caloroso benvenuto.
Ho sedici anni e frequento un liceo classico alla periferia di Roma.
Ieri, in una giornata d'autunno soleggiata, mentre ero in un McDonald's nella mia città con delle mie amiche, si è avvicinato a noi un gruppetto di persone, armate di microfono e telecamera.
Alla loro vista ci sono saltati in mente i pensieri più disparati: una pensava che fossero venuti a chiederci di fare silenzio, un'altra che fossero testimoni di Geova.
Restava il fatto che, in entrambi i casi, quegli apparecchi elettronici sarebbero stati superflui. Come volevasi dimostrare, infatti, quella era troupe televisiva a caccia di intervista a proposito dei cibi dei fast food. Ci hanno chiesto, infatti, di rispondere ad alcune domande, parlando della bontà e di quanto fosse utile, divertente e conveniente mangiare in fast food.
Io, come forse avrete già letto qui , non voglio essere intervistata, ma intervistare.
Ebbene sì: vorrei fare la giornalista, da grande. Così, armati di determinazione e di speranze mi sono avvicinata ad un signore che seguiva la troupe da dietro le telecamere e gli ho chiesto alcuni consigli. Come, ormai, tutti, mi ha detto che quello del giornalista è un mestiere difficile ed ormai troppo diffuso, che non offre certezze e nel quale è assai difficile emergere. Nonostante ciò ha aggiunto alcuni consigli, poichè, nel mio caso, essendo ancora così giovane, c'è ancora qualche speranza, fra i quali quello di scrivere e farmi conoscere attraverso un blog, nel quale poter esprimere ogni idea e ogni pensiero riguardo a tutto ciò che mi circonda.
Detto, fatto. Sono rientrata a casa e mi sono messa al lavoro.



Spero che ciò che scrivo possa interessarvi e farvi riflettere. Ricordatevi che potete dire la vostra opinione sotto ogni post, lasciando un commento. Buona permanenza e grazie di avermi letta!



Bi

Ritorni.

Salve, sono la blogger, Beatrice.
Avevo un blog che è stato eliminato per vari problemi sorti non molto tempo fa. Così, mi sono detta, perchè non aprirne un altro? Detto fatto.
Stavolta cercherò di essere più presente e di aggiornarvi di più.
Per ora vi lascio i post che avevo scritto nel vecchio blog - 'I miei primi sedici anni' - con rispettiva data.
Il nome del blog è ispirato a 'cold coffee' di Ed Sheeran, un cantante-poeta (uno degli ultimi rimasti, direi) che adoro.
Vi auguro una buona permanenza e un buon divertimento.
Per seguirmi o farmi qualsiasi genere di domanda, date un'occhiata qui  .
Alla prossima, spero di non annoiarvi. La blogger


Beatrice