lunedì 25 febbraio 2013

Di nuovo soli o male accompagnati?


Finalmente oggi sapremo il verdetto finale delle elezioni, dato che i seggi si sono chiusi solo poco più di un’ora fa. Nonostante io abbia un po’ di paura di scoprire chi salirà al governo, dall’altra, chiunque dovesse vincere, sono scontenta. Molto scontenta.
Ormai la politica non è più un’arte dignitosa e apprezzabile, ma è diventata un’altra nuova, ma neanche troppo, attività di business del nostro Paese.
In questi ultimi giorni il cartelli con i simboli dei partiti che hanno tappezzato Roma, la mia città, facevano una pericolosa concorrenza a pubblicità di importanti marchi automobilistici o d’abbigliamento e, nel mio quartiere in particolare, anche a quelli del circo e dei suoi spettacoli, che si concluderanno proprio stasera.
Un caso che l’ultima giornata del circo capiti proprio il giorno della fine della, forse più accanita, ‘battaglia’ elettorale degli ultimi
tempi?
Non lo so, l’unica certezza è che stavolta non vincerà il migliore, ma il meno peggiore.

  
Beatrice


domenica 24 febbraio 2013

Ad alta voce!


Tra battute, parole e melodie, anche questo Sanremo è ormai passato. La 'cosa' che mi ha colpito di più è stata la canzone di Daniele Silvestri, che già avevo citato in qualche post tempo fa, un cantautore che seguo da quando, ancora piccina, ballavo e urlavo a squarciagola 'salirò' insieme allo stereo.
La canzone proposta quest'anno, 'a bocca chiusa', mi ha colpito particolarmente. Ho iniziato a credere che potesse essere una cronaca posta su note musicali del 14 Novembre dello scorso anno, giorno in cui si è svolta la manifestazione di studenti e lavoratori per un unico obiettivo: un futuro, ma soprattutto un presente, migliore.
Io c'ero, ne ho già parlato in precedenza, e forse è proprio per questo che questa canzone mi è piaciuta, quasi commosso, così tanto: era anche un po' mia, in fondo, no?
Mancavo, invece, alla manifestazione che si è tenuta venerdì 16 febbraio, a causa di un'interrogazione programmata. Maledetta scuola.
Ma non sarebbe meglio se nei giorni di manifestazione tutti i membri che la pongono si rifiutassero di entrare negli istituti? Alunni, professori e bidelli, lasciando da parte ogni ovvio antagonismo dettato dai ruoli: tutti a manifestare per un Paese che, pur essendo patria di tutti, non è mai disposto a far star bene tutti sanando le istituzioni pubbliche.

 Beatrice

domenica 17 febbraio 2013

Directioners, scatenate l'inferno!



La One Direction Infection colpisce anche  Subdued, così venerdì scorso una mia amica ed io ci siamo date allo ‘shopping da directioners’.
Appena entrate ci è mancato il fiato nel vedere un maglioncino con una frase di ‘little things’ e la situazione è peggiorata dopo aver letto il prezzo. 54 euro: non avevamo portato tutti quei soldi con noi!
Giriamo l’angolo e… vediamo un intero tavolino riempito da magliette e felpe con la stessa frase! Blu, verdi, grigie e bianche: ce ne sono per tutti i gusti!
Dato che anche le felpe, a 47 euro, costavano troppo per i nostri portafogli, abbiamo optato per le t-shirt a 25.
C’erano anche borse con la stessa frase e altre magliettine con frasi di ‘live while we young’. Scelti gli acquisti, uscite dal camerino, ho avuto un flash. ‘Cool girl don’t dance’. Vi ricorda qualcuno? Anche quella maglietta era a 25 euro, ma io ballo e non mi si addiceva. Un pensierino, per la prossima volta, però, ce lo ha fatto la mia amica.
Vi ho allegato qualche foto, le avrete sicuramente già viste se siete fan della pagina su Facebook, ‘My drug is Twitter ϟ’, perché la mia 'accompagnatrice d’eccezione' era l’admin Lavinia, con cui ho passato una splendida giornata.

  
Beatrice 

mercoledì 13 febbraio 2013

Indipendence day

No, non voglio parlarvi di nessuna invasione aliena sulla Terra, ma solo il bisogno di indipendenza che ognuno di noi prova, specialmente durante l’adolescenza.
Fin da piccola volevo un posto che fosse tutto mio, oltre alla cameretta, da poter organizzare e in cui disporre i ‘mobili’ solo, e sottolineo solo, a mio piacimento, senza dover fare i conti con ciò che pensavano gli altri. Una volta iniziai ad assillare i miei genitori perché desideravo ardentemente possedere una casetta sull’albero, il che, per una che abita in un condominio, era del tutto impossibile.
“Potremo farlo sull’ulivo nel giardinetto dell’ufficio di papà”.
Ovviamente ricevetti un no fermo e convinto dai miei, anche se erano piuttosto divertiti da questa richiesta: una bambina di neanche dieci anni, che al primo incubo filava dritta in camera dei suoi, cercava l’indipendenza, senza neanche conoscere il vero significato della parola stessa.

Oggi, fra i miei coetanei, c’è una gigantesca voglia di indipendenza.
C’è chi pensa che, appena compiuti i diciotto anni, lascerà la sua famiglia, si troverà un lavoro e sarà autosufficiente.
Altri si aspettano che i genitori gli affidino la seconda casa di famiglia, che gli comprino una macchina e che gli assicurino una buona somma di denaro al mese per sopravvivere. Alla faccia dell’indipendenza.

Credo che oggi, più che l’indipendenza, molti cerchino l’indifferenza, ovvero un modo come un altro per ‘fregarsene’ del mondo che li circonda. Tutto ciò va a sfavore di loro stessi, oltre che degli altri.
In che condizioni si ritroverà il mondo fra qualche anno?
Ormai i pregi delle persone si contano nelle dita di una mano, mentre ognuno ha una lista infinita di difetti e fra quelli più comuni troviamo l’indifferenza, l’egoismo e l’egocentrismo: bisognerebbe riuscire a far capire a certa gente che il mondo non è composto da una persona sola e che la società non è rappresentata da un uomo solo.

Una persona indipendente non deve essere, dunque, per forza anche indifferente agli altri e non si deve mai dimenticare che siamo una comunità e, in quanto tale, bisognerebbe lasciare un angolino per gli altri, anche se non è sempre così facile.


Beatrice


domenica 3 febbraio 2013

Terra Promessa


"Siamo ragazzi di oggi
pensiamo sempre all'America
guardiamo lontano
troppo lontano
viaggiare è la nostra passione
incontrare nuova gente
provare nuove emozioni
e stare amici di tutti
siamo ragazzi di oggi
anime nella città
dentro i cinema vuoti
seduti in qualche bar
e camminiamo da soli
nella notte più scura
anche se il domani
ci fa un po' paura."

Questo è ciò che cantava Eros Ramazzotti nel 1984, eppure, per tematiche e sensazioni, queste parole sono terribilmente attuali. Forse è vero che i ragazzi, nonostante passino gli anni e cambino le generazioni, hanno sempre gli stessi interessi, desideri, paure ed emozioni. Anche noi amiamo vedere film al cinema, magari ora anche in 3d, e ci ritroviamo nei bar prima di andare a scuola o il sabato sera. Molti pagherebbero oro solo per essere più popolari, anche se, per noi giovani di oggi, spesso purtroppo sono più importanti i "mi piace" su Facebook che le parole dette guardando negli occhi del nostro interlocutore.

Insomma, cambiano i tempi, ma non siamo poi così diversi dai giovani di una volta e anche noi, come Ramazzotti cerchiamo la nostra "Terra Promessa'.

Con il mio insostituibile ask ho chiesto agli adolescenti come me, se avessero più piacere di vivere in futuro in Italia o in altri luoghi nel mondo.

A parte rare eccezioni che hanno scelto l'Italia, la maggior parte mi ha risposto che si augura di andare a vivere all'estero, anche se alcuni sono convinti di non poter riuscire a far avverare il proprio desiderio.

Tra le mete più ambite ci sono Gran Bretagna, Stati Uniti d'America e Canada, forse anche perché sono la patria di cantanti o attori famosi che, in alcuni casi, sono ossigeno per ragazzi e ragazze che cercano sorrisi nel proprio iPod.

Altri, con i piedi piantati per terra e la mente proiettata verso il futuro, non hanno preferenze, ma sperano solo di "fuggire" dall'ormai troppo triste Paese dove solo chi conosce può puntare a volare in alto.

Ma dove andranno a finire i sogni di chi guarda al futuro? L'Italia è davvero destinata a diventare una semideserta terra d'origine, abbandonata per cercare giustizia, libertà e possibilità altrove?


 Bi