giovedì 14 marzo 2013

Felicità?


Qualche giorno fa con la professoressa di religione abbiamo parlato della religione.
“Cosa crederete che sia? Se doveste scegliere tra la vostra felicità e la persona che più amate al mondo, quale sarebbe la vostra scelta? Se poteste dare una percentuale alla vostra felicità, che valore dareste? ‘’
Se prima la cosa più difficile che una professoressa di religione poteva era chiedere era l’intera vita di Gesù, ora le domande si son fatte complesse. Bisogna riflettere e guardare  dentro di noi. Alla prima domanda, come già previsto, non siamo riusciti a trovare risposta mentre per la seconda abbiamo trovato la coincidenza fra la felicità e la persona in questione. Per la terza ci sono state opinioni discordanti. Se alcuni non superavano un misero 30%, dando colpa a genitori troppo presenti e all’ossessione scolastica, altri hanno raggiunto addirittura il 100%, affermando che questa emozione non dipende da una ragione esterna, ma dalla loro pace interiore: ragionamenti del genere sono dovuti anche alla terribile influenza che la filosofia assume sugli studenti del liceo classico.
Io, come al solito, non smentisco la mia diplomazia _ se uno dice nero e  l’altro bianco, io mi schiererò dalla parte del grigio_ o meglio, il mio bisogno di andare controcorrente.
Credo infatti, che la felicità coincida nella libertà. Mi sento libera e felice quando, ad esempio, leggo o parlo con gli amici  seduta sui gradoni di piazza di Spagna con il vento fra i capelli e la gente che conduce la sua vita freneticamente ai miei piedi: chissà se loro sono felici…
In definitiva, per citare Fabrizio Moro, uno dei miei cantautori preferiti: “ mi domando se la mia è una vita felice, so rispondere solo che mi piace….”


Beatrice 

martedì 5 marzo 2013

Italy: stay rebel.


Niente governo, niente papa e fra poco resteremo anche senza presidente della repubblica: scelgono questo gli italiani in cambio del ritrovamento progressivo della dignità che avevano perso tempo prima.
Nonostante la trasgressione del nostro Paese rispetto agli altri in questo momento, Napolitano ha dichiarato che l’Italia non e' un paese allo sbando e che non c'è il pericolo di contagio della crisi italiana verso il resto dell'Europa, per il semplice fatto che si contagia qualcuno quando si e' malati, e qui non e' malato nessuno.
Forse, però, dobbiamo ammettere che il nostro paese ha ancora qualche duro acciacco, come una specie di principio di influenza. Qualche colpo di tosse, qualche starnuto. Il fatto che ormai sia troppo tardi per un vaccino è una consapevolezza di tutti, per questo occorre assolutamente iniziare una cura, per cercare di salvare il salvabile. C’è ancora qualcosa che si può fare e speriamo che chi salirà al governo si comporti da valido dottore con la nostra tanto amata penisola che, a ben pensarci,, essendo a forma di stivale, avrebbe più bisogno di un calzolaio che di un dottore. Vi consiglio, inoltre, di ascoltare la canzone ‘L’Italia’ di Marco Masini, sperando che anche il nostro Paese torni a cantare sulle note più alte e a vivere un futuro migliore.  



Beatrice 

venerdì 1 marzo 2013

Mai risparmiare sulla forchetta

Come ormai ben sappiamo, la crisi che ha messo in ginocchio il nostro Paese non ha risparmiato alcun settore commerciale: se inizialmente cercavamo di risparmiare solo dui beni di lusso, adesso non possiamo fare a meno di estendere questa decisione anche a quelli primari.
Quindi, in men che non si dica, la caccia all'offerta è diventata un fattore determinante per la nostra spesa e se quella dei coupon , tagliandi che offrono sconti vantaggiosissimi, è una moda diffusa particolarmente in America e che fatica a farsi largo in Italia, qui di certo non restiamo con le mani in mano.
Spot pubblicitari in radio e televisioni, giornali, volantini: per tutto sembra esserci un'offerta caonveniente e altrettanto valida. Ma è davvero così?
In questo modo, presi dalla febbre del risparmio, può capitare di vedere persone single comprare enormi confezioni famiglia senza tener conto delle conseguenze che possono essere rappresentate, ad esempio, da una data di scadenza troppo vicina a quella di acquisto o gente che, affidandosi ciecamente al prezzo del prodotto, lo compra senza controllare eventuali difetti che possono nuocere al nostro organismo. E se il nostro carrello piange a dirotto, bisogna ricordare che anche le nostre abitudini soffrono a causa del portafoglio sempre più vuoto; se prima potevamo permetterci un pasto fuori casa almeno una volta al mese, oggi, nonostante qualcuno sia convinto che i ristoranti continuino a essere pieni, non ci è più permesso. Proprio per questi motivi molta gente, specialmente i giovani, scelgono di affidarsi ai fast food che, oltre ad essere ''fast'' sono anche molto ''cheap'', ovvero economici, ma che rappresentano una cultura che non ci appartiene.

Beatrice